mercoledì, 12 novembre 2008
Quale futuro per l’Università?

Immaginate cosa significhi togliere ad una famiglia già disagiata le ultime risorse disponibili, dicendole arrangiati?
Questo è quello che la legge 133/08 negli articoli 16 e 66 ha previsto per l’Università.
Tre i punti salienti:
<!--[if !supportLists]-->- <!--[endif]-->Taglio dei finanziamenti pubblici alle università per un ammontare di 1441,5 milioni di euro per il quadriennio 2008-2012.
L’Italia investe tuttora, in ricerca e didattica universitaria, molto meno rispetto alla media europea:
intaccare quindi una situazione già fortemente compromessa, potrà solo provocare un abbassamento ulteriore della qualità della didattica e della ricerca italiana, già fortemente deficitaria.
<!--[if !supportLists]-->- <!--[endif]-->Possibilità di trasformazione delle università da enti pubblici a fondazioni di diritto privato.
Quali i rimedi per fronteggiare questo profondo taglio alla finanza universitaria?
Chiaramente gli atenei potranno solo decidere per un aumento delle tasse per gli studenti o seguire il “candido consiglio” del governo, riciclandosi in Università private, acquisendo fondi da privati.
Un privato che decidesse di investire le proprie risorse nell’Università non sarebbe però tentato di orientare “la ricerca e la didattica verso argomenti applicativi del suo settore? Siamo sicuri che sarà rispettato il diritto alla libertà dell’insegnamento e della ricerca sia nei metodi che negli argomenti, così come previsto dall’art. 33 della Costituzione e dall’attuale statuto dell’Università del Salento?
Il contributo da parte degli studenti non potrebbe essere aumentato liberamente dalle fondazioni private, facendo diventare l’Università di qualità solo una possibilità per pochi?
E’ giusto che, così come previsto da questa legge, i beni immobili, già in uso alle Università, vengano trasferiti alle fondazioni private neonate, senza alcun tipo di imposte e tasse?
E’ giusto che il fine delle fondazioni universitarie sia l’equilibrio di bilancio e non la qualità dell’offerta formativa?
<!--[if !supportLists]-->- <!--[endif]-->Blocco delle assunzioni al 20%:
Ovvero un solo neoassunto ogni 5 pensionamenti, impedirà la possibilità di mantenere una didattica di qualità, con la chiusura di alcuni corsi di insegnamento.
L’impossibilità di rinnovare la classe docente, già tra le più vecchie d’Europa, impedirà, inoltre, il ricambio generazionale, precludendo ad un’intera generazione la carriera universitaria. Assisteremo ad una repentina ed inesorabile “fuga dei cervelli” all’estero, mentre la folla dei precari senza speranza si ingrandirà sempre più.
Questa legge è davvero mirata ai problemi attuali dell’Università ed alle sue giovani menti oppure è solo una necessità per accrescere il fondo pubblico? Siamo sicuri che i tagli debbano partire dall’istruzione delle future generazioni?
Le domande e le perplessità sono tante: Aiutateci voi a trovare le giuste risposte.
13:35 Scritto da: gergre (Webmaster) in Rappresentanti Studenti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook





Scrivi un commento